66° Nordur 2.0

chi fa da sè fa per tre

VERSO SNAEFELLJOKUL

Salutiamo Reykholt dopo un’abbondante colazione e ci dirigiamo verso nord sulla road n.1. Neanche il tempo d’impostare il navigatore e gia’ e’ d’obbligo la prima fermata perche’ sulla nostra sinistra si fa subito notare una piccola baia con tanto di cascata annessa. Basta camminare un paio di minuti per raggiungerla e scoprire il fiumicciattolo blu che si snoda alle sue spalle come un serpente fra le rocce ricoperte d’erba. La cascata non e’ altissima ma lascia presagire cio’ che ci aspetta nei prossimi giorni. Si riparte.
Dopo circa un’ ora di strada i rilievi si fanno decisamente piu’ imponenti man mano che ci allintaniamo dal mare. E’ a dir poco icantevole il contrasto tra le cime nere e i versanti di quel verde acceso che pare esistere solo in Islanda. Quasi non ce ne accorgiamo che stiamo costeggiando Hnappadalur, un gigantesco campo di lava che si estende per chilometri tra diversi vulcani vecchi quanto la terra. Svoltiamo per una sconnessa strada sterrata e in una decina di minuti ci ritroviamo di fronte a uno scenario lunare. Fermiamo l’auto inuna nuvola di polvere sottilissima. Gli ammassi lavici sono ovunque, ricoperti per lo piu’ da uno strato di muschio bianco spesso quasi una decina di centimetri. Non so cosa sembri perche’ non ho mai visto niente di simile. Proviamo ad attraversarne una parte verso un vulcano che per chissa’ quale scherzo cromatico passa dal nero al verde e al rosso. Troppo faticoso e pericoloso, la lava porosa si sgretola a tradimento sotto i miei piedi. Meglio muoverci in macchina. Quando raggiungiamo la spianata ai piedi del vulcano si passa direttamente dalla luna a marte. La ghiaia rossa ci circonda e forma piccole dune. Davanti a noi il vulcano si staglia con prepotenza. Le sue pendici sono erose dal tempo e dall’ uomo (una cava?) ma lasciano intatto un passaggio che ci permette di arrampicarci per qualche decina di metri. Da lassu’ possiamo vedere l’estensione impressionante delle colate e scorgere la cima di almeno altri tre vulcani. La Terra che genera se stessa. Mancano solo un paio di dinosauri, poi sarebbe un sogno sul serio. Il silenzio e’ sovrano.
Qualche foto di rito, poi si riparte per la civilta’.
Sulla strada per Arnarstapi la vista dello Snaefelljokul ci accompagna per l’intero tragitto. Assomoglia davvero al Fushjama. Verne diceva che si trattava dell’ingresso per il centro della Terra. Chissa’ se aveva ragione. Ad Arnarstarpi pranziamo in un locale con il tetto di torba. La zuppa di carne e il pesce sono eccellenti. Tra i tavoli all’esterno si aggirano due galline e un gallo da combattimento che si cimportano come cagnolini. La sensazione di essere in un luogo fuori dal comune aumenta. C’e’ grande rispetto per gli animali. Percorriamo solo in parte la passeggiata che porta a Hellnar, quel che basta per godere delle scogliere a strapiombo che fermano il mare del Nord. Il grande vulcano innevato veglia su di noi, ma dobbiamo ripartire per Grundarfjordur perche’ le giornate durano solo 24 ore.
Nel mezzo giusto una sosta per salire sul Saxholl, un piccolo vulcano dal cratere ancora intatto. Il vento pero’ non sembra gradire la nostra esuberanza e ci ricaccia in auto dopo pochi minuti. Ancora mezzora d’auto per aggirare questa penisola di lava, poi fibalmente ecco il nostro fiordo e la nostra fattoria, con i suoi cavalli artici e una vista mozzafiato sull’oceano.
La cena in paese non e’ di quelle che passeranno alla storia, la luce azzurra del faro che si vede lontano dalla nostra cameta si’. Buonanotte.
daniele

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lunar scapes

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non è un paese per frange

25 agosto

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… Una wifi dopo tanti giorni, a breve nuove foto!

On the road to Borgarfjördur area – 25 Agosto

La prima giornata into the wild. Lasciamo Reykjavik e ci dirigiamo verso nord sulla road n°1. La prima sosta è dedicata alla penisola di Grundarhverft, dove ci tratteniamo una buona mezzora in compagnia di un gruppo di simpatici e vanitosi cavalli artici, sempre pronti a mettersi in posa davanti ad un obiettivo. Poco a poco i segni della presenza umana spariscono e ben presto spazi immensi ci circondano: prati verdi, vegetazione bassissima, alberi nani  (contati sulle dita di una mano), steccati minimali che delimitano gli infiniti chilometri quadrati in cui pascolano (direi liberi) cavalli e pecore, montagne nere originate milioni di anni fa da fuoriuscite laviche.. Facciamo innumerevoli soste per cercare d’imprimere nelle foto gli spettacoli naturali che ci circondano, impossibili da salvare fedelmente in uno spazio così piccolo ma pur sempre uno stimolo per i ricordi una volta tornati a casa. Su una spiagggia nera sferzata dal vento vediamo un tizio in tuta termica alle prese con una specie di aquilone, poi capiamo che il pazzoide sta per lanciarsi con un kitesurf sul mare ghiacciato. Lasciata la road n°1, ci addentriamo verso l’interno e dopo qualche decina di chilometri prendiamo una strada sterrata per arrivare alla prima farmhouse. Si riparte, direzione le cascate di Barnafoss, il fiume Hvità scorre in mezzo a un piccolo canjon, in lontananza davanti a noi il vulcano Langjokull, nascosto da una coltre di ghiaccio. Cena in un punto ristoro di un campeggio lungo la strada, serviti da una signora simpaticissima. Il vento fa paura. Dopo un’ottima tisana di mele e cannella, un’occhiata al meraviglioso panorama alla luce del tramonto che circonda la fattoria, infine il piumone. Buonanotte!

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finally Reykjavík

at Copenaghen airport

17 gradi, fa freschetto.. EVVIVA!!

in attesa del volo per Keflavik, ancora tre ore di attesa.

Risveglio durissimo dopo ben 2 ore di sonno, i neuroni per ora non hanno nient’altro da raccontare.

ah no.. Stasera si dormirà con il piumone!!! YUK!

Cheers,

Martina