Blowing in the wind

di duevolpiinislanda

La sveglia oggi me la da il vento. Alle 2 del mattino. La sensazione che il nostro cottage balli e’ reale, cosi’ non mi resta che ascoltare le mie compagne di viaggio dormire fino all’alba. La cosa buona e’ che quando ci ributtiamo in strada la giornata e’ cosi’ radiosa e calda che non sembra neanche di essere a 30 km dal circolo polare.
La prima tappa ci porta a Vik, dove prendiamo d’assalto un capannone a pochi metri dalla spiaggia per fare incetta di lana. Maglione, giacca e gomitoli come se piovesse, tutto in valigia. Al piano superiore possiamo anche vedere le signore che la lavorano ancora come si faceva una volta. Qua l’automatizzazione non ha ancora avuto la meglio.
Passeggiamo un po’ sulla spiaggia nera di Vik disseminata di gabbiani morti e feriti che il vento pazzesco di oggi ha probabilmente schiantato sulla sabbia. Qua la natura e’ davvero spietata.
Dopo pranzo ci fermiano a Dyrhólaey a guardare le scogliere scolpite dalle intemperie e dai venti. La piu’ alta disegna un arco di pietra di 60 metri. E’ conosciuto come il ” santuario degli uccelli”, ma i pulcinella di mare se ne sono gia’ andati. Il nostro punto d’osservazione e’ alto, e solo per questo ci sentiamo sicuri. Oggi il mare e’ tanto affascinante quanto spaventoso. Onde violentissime s’inseguono senza sosta e impattano sotto di noi con una rabbia ineguagliabile. Il Mare del Nord. Si potrebbe stare ore a guardare questi giganti d’acqua che nascono dal niente e che crescono fino a bagnarci la faccia con i loro riverberi. Ci si sente minuscoli, infinitesimali.
Ripartiamo parecchio infradiciati (vero Ombretta?), la strada e’ ancora lunga.
Ci tocca di ammirare ancora la cascata di Skogar, stupenda nella sua perfezione (chiudete gli occhi e immaginate una cascata.ecco, quella e’ Skogarfoss), con il suo arcobaleno perenne ai suoi piedi. Dopo dieci giorni in esplorazione di lande desolate ora e’ tangibile l’avvicinarsi di Reykjavik. Ci sono piu’ turisti dappertutto, il che comporta almeno un pullman di giapponesi appostati in ogni dove.
Ancora qualche chilometro e ci sorprende un’altra cascata. Seljalandfoss e’ piu’ accessibile di Hengifoss, ma altrettanto divertente. La minor altezza e’ compensata da una portata e un getto d’acqua piu’ potenti, almeno in questa stagione. Ci avviciniamo rendendoci conto di poterle girare attorno a 360 gradi. Bellissimo fotografarla da dietro.
L’ora e’ tarda e le energia agli sgoccioli. Impieghiamo ancora piu’ di un’ora a raggiungere la meta. Finalmente torniamo a dormire in una vera fattoria, Sel. La casa e’ a dir poco magnifica. Si vede da ogni particolare quanto sia vissuta, ma il piu’ intenso e’ senz’altro la serie di vecchie foto sbiadite che troviamo in camera nostra. Uomini e donne nati due secoli fa, probabilmente. Nati e vissuti nella terra.
Questa notte sogni d’oro davvero.

daniele

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