Going East

di duevolpiinislanda

Dopo una lunga dormita ristoratrice e una bella colazione prepariamo baracca e burattini e lasciamo il lago Myvatn, direzione Est! facciamo pochi chilometri e lungo la strada una montagna giallognola immersa in fumi infernali ci obbliga ad una sosta. Siamo a Hverir, a est del vulcano Krafla, terra geologicamente attiva, ricca di solfatare e fanghi ribollenti. Leggiamo sulla guida che tutta l’area è come una gigantesca pentola a pressione, potrebbe esserci un’eruzione da un momento all’altro. Noi ce la siamo cavata.
Ritorniamo in macchina con addosso il tipico odore di uovo marcio dello zolfo e ripartiamo direzione Egilstadir. Leggiamo che il tragitto di circa un centinaio di km non è niente di straordinario perchè attraversa un’area deserta. Lo attraversiamo su una strada sterrata ascoltando i Sigur Ros, Björk e Emiliana Torrini. Vi assicuro che non era affatto male, il deserto ha fascino da vendere.
Consigliati dagli ideatori del nostro tour, deviamo in mezzo al niente su un’altra strada sterrata e dopo qualche chilometro ci troviamo davanti una scena d’altri tempi. Un laghetto circondato da lande verdi, qualche pecora e due case degli hobbit. Un cane da lontano ci viene incontro, ci avviciniamo ad una delle case di torba e un cartello con scritto Welcomin ci invita a entrare. Tuffo nel passato. Una lunga tavola imbandita con tazze tutte diverse una dall’altra, il tetto a vista di torba, i muri di pietra, in un angolo una stufa a legna.. Un anziano signore islandese ci viene incontro, ci invita a sederci. Capiamo subito che non parla una singola parola di inglese. Ci porta del thé e del caffè. Come consigliatoci, chiediamo del “lumur”,
gli occhi del gentilissimo nonnino si illuminano. Dopo 5 minuti ritorna con un piattino di lumur appena sfornati, ovvero fritteline simili a pancakes su cui iniziamo a spalmare marmellata di rabarbaro homemade. Il nonnino torna, si riprende il piatto vuoto e lo riporta pieno. Mentre mangiamo elettrizzati dall’esperienza che stiamo vivendo si apre la porta d’ingresso e entra il nostro amico cane. Vorremmo sapere come si chiama, ma il nonnino non capisce neanche “name” e ci parla in islandese come se niente fosse. Ci invita a finire l’ultimo lumur nel piatto, poi torna nuovamente con il piatto pieno e una ciotola con dei dolcetti simili a delle frittele. É tutto buonissimo, si sente il gusto dell’esperienza e della tradizione. Dopo aver comprato un paio di vasetti di marmellata di rabarbaro, salutiamo e il nonnino ci stringe le mani uno per uno dicendoci “welcomin, bye bye”. Torniamo alla macchina entusiasti, il nonnino ci saluta da lontano e ripartiamo, lasciandoci alle spalle la nostra terra di mezzo.
La guesthouse di stasera ha due piscine d’acqua calda all’aperto, una con idromassaggio e acqua bollente, l’altra di 13 metri e acqua a temperatura piú umana. Il resto del pomeriggio lo passiamo a mollo, in compagnia di passerotti autoctoni chiaramente sovrappeso e stormi di oconi in viaggio sulla nostra testa. Bella vita!
Martina

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