to the moon and back to the future

di duevolpiinislanda

partenza prestissimo, meta le balene. alle 9.20 siamo a Húsavík, in fibrillazione attendendo di salpare, incuranti del suggerimento di attendere le uscite pomeridiane. da due giorni le condizioni del mare non consentono gite, il forte vento di ieri ha spazzato via le nubi, cè il sole e questo ci basta.
il viaggio per arrivare al largo è eccessivamente emozionante, alcune colazioni ci passano davanti agli occhi, compresa quella di Martina. incauti e sprovveduti, autentiche volpi di mare, non abbiamo lesinato al tavolo mattutino! Pippi, la nostra guida, ci impartisce le poche regole per la navigazione. first rule: always stay on board! la risata spontanea si congela dopo aver surfato la prima onda! sotto di noi l’acqua è popolata di una miriade di meduse colorate. scrutiamo la superficie del mare per vedere uno sbuffo d’acqua rivelatore della presenza di una balena. anche questa volta la fortuna ci assiste. avvistiamo un’orca e numerose balene, addirittura un trio a pochissimi metri.
durante il rientro vengono offerti dolcetti e cioccolata calda, ma sono in pochi ad approfittarne. Daniele ci dirà che erano entrambi ottimi.
rientrati ci regaliamo un paio d’ore nella città, per la maggior parte trascorse al porto in un piccolo caffè a coccolarci con sole, mare, spiedini e zuppa di pesce…

si riparte per tornare su un promontorio notato in mattinata per la presenza di quello che immaginiamo essere un vecchio essicatoio per il pesce. ci incuriosisce un singolare crocchiare nella sterpaglia; non sono che baccelli che, ormai seccati dal sole, esplodono e si accartocciano. la pianta ci ricorda la soia. qualche foto ai cavalli, sempre compiaciuti per l’attenzione ricevuta, facendo attenzione a non avvicinarci troppo al reticolato elettrificato e di nuovo in viaggio, destinazione Dettifoss.

la prima parte del nostro tragitto costeggia il mare. lo scenario è verdissimo. ci addentriamo nel parco naturale di Jökulsargljufúr, un canyon scavato dal fiume Jökulsá a Fjöllum. superiamo Ásbyrgi, un canyon a forma di zoccolo di cavallo. la leggenda vuole che l’eruzione di uno dei vulcani sotto il ghiacciao V. provocò una spaventosa inondazione che scavò la gola. in realtà altro non è che l’impronta di Sleipnir, il cavallo del dio Odino (grazie alle sue otto zampe può galoppare sulla terra, sul mare e in cielo. non male!!) affrontiamo l’ennesimo sterrato; il paesaggio, finora verdissimo, si fa sempre più brullo. siamo in un deserto grigio, ogni tanto qualche masso. se qualche giorno fa eravamo su marte, ora siamo sulla superficie lunare. tanto più paesaggio si fa scarno, tanto aumenta il nostro stupore e tanto peggiora lo sterrato. scorgiamo, finalmente, Dettifoss. gaudenti balziamo fuori dalla macchina e ci avviciniamo. la cascatella è la più impetuosa d’europa, 44 metri d’altezza e 100 metri di ampiezza, prima di addentrarsi nel canyon.
riprendiamo il nostro viaggio per rientrare a Reykjahlíd. il tramonto sul deserto e i monti davanti a noi ci regala l’ultima emozione della giornata. siamo stanchissimi, quindi ora si va a nanna! ombretta

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qui Martina rideva ancora

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