Up north

di duevolpiinislanda

Una breve passeggiata per raggiungere la casa della farmer, colazione nella sua cucina in compagnia di due silenziosi energumeni, sicuramente suoi aiutanti nei campi. Poi si parte, direzione Siglufjordur, il punto più a nord che raggiungeremo in questo viaggio. Costeggiando Skagafjordur, numerosi arcobaleni allietano il paesaggio da urlo che ci circonda. Cerchiamo inutilmente di raggiungerne un’estremitá, chissà che in un paese devoto agli gnomi e agli spiriti della Natura non ci troviamo una pentola di monete d’oro. Ci fermiamo per una breve sosta a Hofsós, un piccolo villaggio di pescatori dove scattiamo un pó di foto allo storico Pakkhúsid, un magazzino di legno tirato su dai danesi nel diciottesimo secolo e sopravvisuto alle interperie tipiche della zona. Mi viene un sorriso sulle labbra a pensare che sia il loro edificio piú antico, ma chi viene in Islanda non viene certo per vedere l’opera umana. Proseguiamo lungo la strada n°76, da un lato il mare del Nord, dall’altro rilievi leggermente imbiancati, ogni tanto qualche pecora abbarbicata in pendii davvero accidentati. Subito dopo un tunnel in prossimitá della cima del fiordo, ci fermiamo a Siglufjördur, una ridente “cittadina” di 1200 abitanti. Siamo incastrati tra due montagne, intorno a noi case dai colori variopinti, tipiche di queste latitudini. Sventola una bandiera con il loro “NO GRAZIE” alla  comunitá europea, la scritta recita: “ESB, nej, nej, nej”. Vivranno anche in cima al mondo, ma sprovveduti di certo non sono i siglufjörduresi. Dopo un ottimo panino tipico del posto (con i tacos usati come companatico, mah!) e un dolcetto alla cannella, ripartiamo, direzione Akurey. Subito entriamo in un tunnel di 4 km, un pó strettino direi, infatti le macchine che ci vengono incontro ci aspettano in antri disseminati lungo il tragitto. Un chilometro al massimo all’aria aperta e di nuovo ci infiliamo in un tunnel, stavolta di ben 7 km. All’uscita, ci troviamo a Dalvik, da qui salpano le navi dirette a Grimsey, isolotto a 41 km dalla costa noto per essere l’unica terra d’Islanda attraversata dal circolo polare artico. Ci abitano anche 200 persone e migliaia di uccelli. La prossima volta è non perdere. All’uscita da una strada sterrata, ci inoltriamo in un’insenatura del fiordo e arriviamo ad Akurey, la seconda cittá d’Islanda dopo Rejkyavik, ben 17700 abitanti!! Il sole fa capolino, quindi decidiamo di visitare il giardino botanico. Un’esplosione di fiori e piante, sia autoctone che straniere. Mi fa sorridere una sezione dedicata ai gerani, in questa terra di ghiaccio e  di fuoco sono piante esotiche! Mentre scattiamo delle foto spunta una bellissima gatta dal pelo morbidoso, chiaramente in cerca di coccole. Ombretta, in ginocchio per fotografare, non fa in tempo a rialzarsi che la micia le si piazza dietro la testa, e si accomoda sopra lo zaino. Leggiamo la targhetta che ha al collo, pensando si sia persa, invece abita dietro al giardino. Fa la lamentosa impietosendo i turisti e attirando un sacco di attenzioni e coccole. I gatti sono uguali a tutte le latitudini. Ritorniamo in macchina e ci dirigiamo verso la fattoria che ci ospiterá questa sera, a circa mezzora da Akurey, di nuovo in mezzo alla natura selvaggia. Oh, come mi mancherá tutto questo. Buona notte nè, Martina

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